Osteotomia di Zadek MIS percutanea e mini-invasiva per la tendinopatia inserzionale del tendine d’Achille
L’osteotomia di Zadek è una tecnica chirurgica utilizzata nel trattamento di pazienti selezionati affetti da tendinopatia achillea inserzionale, in particolare quando il dolore è associato a una componente biomeccanica del calcagno e alla deformità di Haglund.
La tecnica consiste nell’eseguire un’osteotomia a cuneo di chiusura dorsale del calcagno, modificandone la geometria e l’orientamento della parte posteriore. L’obiettivo è ridurre il conflitto e lo stress meccanico a livello dell’inserzione del tendine d’Achille, senza dover necessariamente distaccare il tendine dalla sua inserzione.
Negli ultimi anni l’osteotomia di Zadek mini-invasiva (MIS) e la variante percutanea hanno suscitato crescente interesse perché consentono di effettuare la correzione ossea attraverso incisioni cutanee di dimensioni ridotte, limitando il trauma ai tessuti molli.

RX prima dell’intervento
Tendinopatia achillea inserzionale e deformità di Haglund
La tendinopatia achillea inserzionale interessa la porzione terminale del tendine d’Achille, nel punto in cui il tendine si inserisce sul calcagno.
Può manifestarsi con:
- dolore nella parte posteriore del tallone;
- dolore durante la corsa, il salto o la salita delle scale;
- rigidità, soprattutto al mattino;
- difficoltà a indossare alcune calzature;
- gonfiore nella regione dell’inserzione del tendine;
- dolore alla pressione sulla parte posteriore del calcagno.
In alcuni pazienti è presente una prominenza ossea postero-superiore del calcagno, comunemente definita deformità di Haglund.
La deformità ossea può contribuire al conflitto meccanico tra calcagno, tendine d’Achille e strutture circostanti. Possono inoltre essere presenti borsite retrocalcaneare e alterazioni degenerative o calcificazioni dell’inserzione tendinea.
È importante sottolineare che deformità di Haglund e tendinopatia achillea inserzionale non sono necessariamente sinonimi: la diagnosi deve essere formulata sulla base del quadro clinico e degli esami diagnostici.

Che cos’è l’osteotomia di Zadek?
L’osteotomia di Zadek, conosciuta anche come osteotomia calcaneare dorsale a cuneo di chiusura, è una procedura chirurgica che modifica la conformazione della parte posteriore del calcagno.
Viene rimosso un cuneo osseo programmato e l’osteotomia viene quindi chiusa, determinando una rotazione della tuberosità posteriore del calcagno.
Questa modifica permette di alterare i rapporti biomeccanici tra il calcagno e il tendine d’Achille, con l’obiettivo di ridurre la pressione e lo stress sull’inserzione tendinea.
Uno degli aspetti caratteristici della procedura è la possibilità, nei pazienti correttamente selezionati, di trattare la componente ossea e biomeccanica della patologia senza dover necessariamente distaccare il tendine d’Achille.
La Zadek è pertanto considerata una tecnica che può preservare l’inserzione tendinea, a differenza di alcune procedure tradizionali che prevedono il distacco parziale o completo del tendine, la rimozione del tessuto degenerato e la successiva reinserzione.

Come funziona l’osteotomia di Zadek?
L’obiettivo dell’intervento non è semplicemente “limare” la sporgenza ossea del calcagno.
La procedura modifica infatti la geometria del calcagno e, di conseguenza, i rapporti biomeccanici con il tendine d’Achille.
In termini semplici, l’osteotomia consente di:
- modificare l’orientamento della parte posteriore del calcagno;
- ridurre la prominenza ossea responsabile del conflitto;
- diminuire lo stress meccanico sull’inserzione achillea;
- ridurre il conflitto tra calcagno, tendine e strutture circostanti;
- preservare, quando possibile, l’inserzione del tendine d’Achille.
Studi biomeccanici hanno confermato che la Zadek produce modificazioni misurabili dei rapporti tra calcagno e tendine d’Achille, fornendo un razionale biomeccanico alla procedura.
Osteotomia di Zadek MIS e percutanea
La sigla MIS (Minimally Invasive Surgery) indica un approccio chirurgico mini-invasivo.
Nella Zadek percutanea, l’osteotomia viene eseguita attraverso piccole incisioni cutanee, utilizzando strumenti dedicati e il controllo radiografico intraoperatorio.
Il cuneo osseo viene realizzato secondo una precisa pianificazione e l’osteotomia viene successivamente chiusa e stabilizzata mediante mezzi di sintesi, generalmente viti.
Il vantaggio dell’approccio mini-invasivo è rappresentato dalla possibilità di ottenere la correzione ossea attraverso una dissezione molto più limitata dei tessuti molli rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto.
La scelta tra approccio percutaneo, mini-invasivo o aperto dipende comunque dalle caratteristiche anatomiche e cliniche del singolo paziente.

Quali sono i vantaggi della Zadek mini-invasiva?
La crescente diffusione della osteotomia di Zadek MIS è legata soprattutto alla possibilità di associare una correzione biomeccanica del calcagno a un approccio chirurgico meno invasivo.
I potenziali vantaggi comprendono:
- piccole incisioni cutanee;
- minore dissezione dei tessuti molli;
- possibilità di preservare l’inserzione del tendine d’Achille;
- trattamento della componente biomeccanica della tendinopatia;
- riduzione del conflitto nella regione posteriore del calcagno;
- possibilità di un recupero funzionale più rapido rispetto ad alcune procedure aperte.
È tuttavia importante evitare di considerare la tecnica mini-invasiva automaticamente migliore per tutti i pazienti. La scelta della procedura deve essere personalizzata sulla base della diagnosi, della morfologia del calcagno, delle condizioni del tendine e delle eventuali patologie associate.

RX post intervento
Cosa dice la letteratura scientifica più recente?
L’interesse scientifico verso l’osteotomia di Zadek percutanea e mini-invasiva è aumentato negli ultimi anni.
Una revisione sistematica ha evidenziato miglioramenti del dolore e della funzione sia dopo Zadek aperta sia dopo Zadek percutanea. Nella letteratura analizzata, tuttavia, il numero di procedure percutanee era ancora significativamente inferiore rispetto a quelle eseguite con tecnica aperta, rendendo necessari ulteriori studi per definire meglio indicazioni, vantaggi e risultati a lungo termine.
Nel 2026 è stata pubblicata una revisione dedicata alla Zadek, che conferma il ruolo della procedura nel trattamento della tendinopatia achillea inserzionale e della deformità di Haglund quando il trattamento conservativo non è sufficiente.
Particolarmente interessante è uno studio comparativo pubblicato nel 2026 che ha confrontato la Zadek mini-invasiva con la chirurgia aperta mediante calcaneoplastica e reinserzione del tendine d’Achille. Nei pazienti studiati, il recupero della deambulazione senza limitazioni è risultato mediamente più rapido nel gruppo MIS, mentre entrambi i gruppi hanno ottenuto una significativa riduzione del dolore e un miglioramento funzionale. Nel gruppo trattato con tecnica aperta sono state inoltre osservate complicanze della ferita, mentre non sono state riportate complicanze della ferita nel gruppo MIS. Si tratta comunque di uno studio retrospettivo con un numero limitato di pazienti e i risultati devono quindi essere interpretati con cautela.
Altri studi pubblicati nel 2026 hanno riportato risultati favorevoli dopo Zadek percutanea, con miglioramento del dolore e della funzione e una bassa percentuale di complicanze nel breve periodo.
Nel complesso, le evidenze più recenti sono incoraggianti, ma non permettono ancora di affermare che la Zadek MIS sia superiore a ogni altra tecnica chirurgica per tutti i pazienti.
Quando può essere indicata l’osteotomia di Zadek?
L’intervento può essere preso in considerazione nei pazienti affetti da tendinopatia achillea inserzionale cronica e resistente al trattamento conservativo, quando il quadro clinico e radiografico presenta caratteristiche compatibili con la procedura.
In particolare, può essere valutata nei casi associati a:
- deformità di Haglund;
- prominenza postero-superiore del calcagno;
- conflitto meccanico nella regione posteriore del tallone;
- dolore persistente a livello dell’inserzione achillea;
- alterazioni degenerative dell’inserzione del tendine;
- calcificazioni associate alla tendinopatia inserzionale, in casi selezionati.
La presenza di calcificazioni non significa necessariamente che queste debbano essere sempre rimosse. Studi recenti stanno valutando proprio il ruolo della Zadek MIS nei pazienti con tendinopatia achillea inserzionale calcifica.
Procedura chirurgica e degenza
-
Tecnica mininvasiva: A seconda del caso clinico, l’intervento può essere eseguito a cielo aperto o tramite chirurgia percutanea mininvasiva, che prevede incisioni millimetriche (di appena 4-5 mm).
-
Anestesia e ricovero: L’operazione viene generalmente eseguita in regime di Day-Hospital, utilizzando un’anestesia locale o loco-regionale.
-
Durata: È un intervento rapido, la cui durata varia solitamente dai 15 ai 40 minuti a seconda della complessità del quadro clinico.
Prima dell’intervento: diagnosi e pianificazione
Un dolore nella parte posteriore del tallone può avere diverse cause e non deve essere automaticamente attribuito alla deformità di Haglund o alla tendinopatia achillea.
La valutazione specialistica può comprendere:
- anamnesi ed esame clinico;
- radiografie del piede e della caviglia;
- ecografia del tendine d’Achille;
- risonanza magnetica nei casi in cui sia necessario approfondire le condizioni del tendine e delle strutture circostanti.
La pianificazione radiografica è particolarmente importante nell’osteotomia di Zadek perché consente di valutare la morfologia del calcagno e di programmare la correzione ossea.
Quando si prende in considerazione l’intervento chirurgico?
La chirurgia viene generalmente presa in considerazione quando il dolore e la limitazione funzionale persistono nonostante un adeguato trattamento conservativo.
Il trattamento non chirurgico può comprendere, a seconda del caso:
- modifica temporanea delle attività che provocano dolore;
- fisioterapia ed esercizi specifici;
- stretching e rinforzo progressivo;
- modifica delle calzature;
- eventuali plantari;
- terapie fisiche selezionate.
L’indicazione all’intervento non dipende esclusivamente dalla durata dei sintomi, ma dalla combinazione tra quadro clinico, risposta alle terapie conservative, caratteristiche anatomiche e condizioni del tendine.
Osteotomia di Zadek o chirurgia tradizionale del tendine d’Achille?
Non esiste un’unica tecnica chirurgica adatta a tutti i pazienti.
Quando il tendine d’Achille presenta una degenerazione importante, può essere necessario ricorrere a una procedura tradizionale con debridement del tessuto degenerato, trattamento della componente ossea e reinserzione del tendine.
La Zadek MIS segue invece un principio biomeccanico differente: modificare la geometria del calcagno e ridurre il carico sull’inserzione achillea, cercando di preservare il tendine.
Per questo motivo può rappresentare una valida alternativa in pazienti selezionati.
La scelta della tecnica viene effettuata dopo aver valutato attentamente il quadro clinico e radiografico.

Interventi svolti sia come attività privata che erogati in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale
(vedere la descrizione riportata nella pag.
“Le cliniche in cui opero”)
Come si svolge l’intervento?
La procedura viene eseguita in ambiente chirurgico e con controllo radiografico intraoperatorio.
A seconda della tecnica e delle caratteristiche del paziente, può essere utilizzato un approccio mini-invasivo/percutaneo oppure un approccio aperto.
Nella tecnica percutanea vengono praticate piccole incisioni attraverso le quali vengono introdotti gli strumenti necessari per eseguire l’osteotomia.
Una volta completato il taglio osseo, il cuneo viene chiuso e la correzione viene stabilizzata mediante mezzi di sintesi.
L’anestesia e l’organizzazione del ricovero vengono stabilite in relazione alle condizioni del paziente e al tipo di intervento programmato.
Recupero post-operatorio e riabilitazione
Il recupero dopo l’osteotomia di Zadek è progressivo e deve essere personalizzato.
Nella fase iniziale può essere necessario limitare o evitare il carico sull’arto operato e utilizzare un tutore o una calzatura post-operatoria.
La progressione del carico dipende dalla stabilità dell’osteotomia, dalla guarigione dell’osso e dalle caratteristiche individuali del paziente.
Successivamente viene avviato un programma riabilitativo finalizzato al recupero della mobilità, della forza muscolare e della funzione dell’arto.
La fisioterapia può comprendere:
- recupero progressivo della mobilità della caviglia;
- esercizi di rinforzo della muscolatura del polpaccio;
- esercizi propriocettivi;
- recupero della corretta dinamica del passo;
- progressivo ritorno alle attività quotidiane;
- successiva ripresa dell’attività sportiva.
I tempi di recupero non sono uguali per tutti. Il ritorno allo sport deve essere stabilito sulla base della guarigione dell’osteotomia, del recupero della forza e dell’assenza di dolore significativo.
Quali sono i possibili rischi dell’osteotomia di Zadek?
Come ogni procedura chirurgica, anche l’osteotomia di Zadek presenta possibili rischi e complicanze.
Tra questi possono rientrare:
- dolore residuo;
- problemi della ferita;
- infezione;
- irritazione o sofferenza dei nervi;
- problemi legati ai mezzi di sintesi;
- ritardo o mancata consolidazione dell’osteotomia;
- necessità di ulteriori trattamenti.
Le complicanze riportate negli studi sulla tecnica percutanea sono generalmente contenute, ma la letteratura disponibile è ancora meno ampia rispetto a quella relativa alla chirurgia aperta.
Per questo motivo è fondamentale una corretta indicazione chirurgica, una precisa pianificazione dell’intervento e un adeguato percorso post-operatorio.
Osteotomia di Zadek MIS: per chi è adatta?
La Zadek mini-invasiva non è un intervento indicato per qualsiasi dolore al tendine d’Achille.
Può rappresentare un’opzione particolarmente interessante quando è presente una tendinopatia achillea inserzionale associata a una componente ossea e biomeccanica compatibile con questo tipo di correzione.
La valutazione specialistica consente di stabilire:
- quale sia la causa del dolore;
- se sia presente una deformità di Haglund;
- quali siano le condizioni dell’inserzione del tendine d’Achille;
- se il trattamento conservativo sia stato adeguato;
- quale tecnica chirurgica sia più appropriata.
Osteotomia di Zadek a cura del Dott. Gianluca Falcone
Il Dott. Gianluca Falcone si occupa della diagnosi e del trattamento delle patologie del piede e della caviglia, comprese le patologie dell’inserzione del tendine d’Achille e la deformità di Haglund.
Durante la visita specialistica vengono valutati i sintomi, l’esame clinico e gli eventuali esami diagnostici, con l’obiettivo di identificare la causa del dolore e individuare il trattamento più appropriato per ogni paziente.
Quando le caratteristiche cliniche e radiografiche lo consentono, l’osteotomia di Zadek percutanea o mini-invasiva (MIS) può rappresentare una moderna opzione chirurgica per il trattamento della tendinopatia achillea inserzionale resistente alle terapie conservative.
Hai dolore nella parte posteriore del tallone?
Se il dolore persiste nonostante le terapie conservative, una valutazione specialistica può aiutare a capire se è presente una tendinopatia achillea inserzionale, una deformità di Haglund o un’altra patologia del retropiede.
Prenota una visita specialistica con il Dott. Gianluca Falcone per una valutazione personalizzata.
Prenota una Visita Specialistica
Per una visita specialistica affidati all’esperienza del Dott. Gianluca Falcone.
Contatta le nostre sedi di Roma, Milano o Reggio Calabria per fissare un appuntamento.
(clicca sul link per andare alla pagina dei “Contatti”)

Altri contenuti del sito
FAQ – Domande frequenti sull’osteotomia di Zadek
Che cos'è l'osteotomia di Zadek?
L’osteotomia di Zadek è un intervento chirurgico sul calcagno che modifica la geometria della parte posteriore dell’osso per ridurre lo stress e il conflitto sull’inserzione del tendine d’Achille. È utilizzata soprattutto in pazienti selezionati con tendinopatia achillea inserzionale e deformità di Haglund.
L'osteotomia di Zadek è percutanea?
Sì. L’osteotomia di Zadek può essere eseguita con tecnica aperta oppure con un approccio mini-invasivo o percutaneo. La scelta dipende dalle caratteristiche del paziente e dalla patologia da trattare.
Qual è la differenza tra Zadek MIS e intervento di Haglund?
La Zadek modifica la geometria del calcagno mediante un’osteotomia a cuneo di chiusura dorsale. La chirurgia tradizionale della deformità di Haglund può invece prevedere la rimozione della prominenza ossea e, quando necessario, il trattamento e la reinserzione del tendine d’Achille.
La Zadek può essere utilizzata per la tendinopatia achillea inserzionale?
Sì. L’osteotomia di Zadek è una delle procedure chirurgiche utilizzate per il trattamento della tendinopatia achillea inserzionale resistente al trattamento conservativo, in pazienti adeguatamente selezionati.
Quanto dura il recupero dopo l'osteotomia di Zadek?
Il recupero è progressivo e varia in base alla tecnica utilizzata e alle caratteristiche del paziente. Il ritorno alle attività quotidiane avviene generalmente prima della completa ripresa dell’attività sportiva. La ripresa dello sport deve essere stabilita individualmente in base alla guarigione dell’osteotomia e al recupero funzionale.
La deformità di Haglund deve essere sempre operata?
No. La presenza di una deformità di Haglund non costituisce da sola un’indicazione chirurgica. L’intervento viene preso in considerazione soprattutto quando sono presenti dolore e limitazione funzionale persistenti nonostante un adeguato trattamento conservativo e quando il quadro clinico e radiografico è compatibile con una patologia che può beneficiare della chirurgia.
La Zadek è una tecnica migliore della chirurgia tradizionale?
Non esiste una tecnica migliore per tutti i pazienti. La Zadek MIS può offrire vantaggi in pazienti selezionati, in particolare quando è possibile preservare l’inserzione del tendine e trattare la componente biomeccanica del problema. La scelta deve essere personalizzata.
L'osteotomia di Zadek è indicata anche se sono presenti calcificazioni?
La presenza di calcificazioni dell’inserzione achillea non esclude necessariamente la possibilità di eseguire una Zadek. Studi recenti stanno valutando proprio questo scenario e suggeriscono che in alcuni pazienti la correzione biomeccanica possa determinare un miglioramento anche senza rimozione delle calcificazioni. La decisione deve comunque essere individualizzata.
Quando è necessario rivolgersi a uno specialista?
È consigliabile una valutazione specialistica quando il dolore nella parte posteriore del tallone persiste, limita l’attività quotidiana o sportiva o non migliora adeguatamente con le terapie conservative.
Una diagnosi precisa permette di distinguere la tendinopatia achillea inserzionale dalla deformità di Haglund e dalle altre possibili cause di dolore del retropiede e di scegliere il trattamento più appropriato.
J
